Donbas: Generare falsità sul campo
All’inizio di febbraio 2021, Margarita Simonyan, responsabile dell’organo di disinformazione russo, RT.com, ha esortato i vertici russi a violare gli obblighi nazionali inerenti al diritto internazionale, agli accordi bilaterali e alla decenza umana:
madre Russia, riprenditi il Donbas!
La madre Russia, rappresentata dai portavoce ufficiali del Cremlino e del ministero russo degli Affari esteri, non ha indugiato nel prendere le distanze dagli inviti concitati di Margarita Simonyan. Se da un lato Margarita Simonyan è una responsabile impiegata a livello statale e ha trasmesso il suo appello su un canale televisivo finanziato e controllato dallo Stato, dall’altro le sue parole esprimevano solo il suo personale punto di vista e non riguardavano la politica russa votata all’annessione dei paesi confinanti.
Al momento, la Russia è intenta ad accumulare quantità cospicue di armamenti militari in prossimità dei confini ucraini e la missione internazionale di vigilanza speciale dell’OSCE riferisce di un picco negli incidenti nel territorio controllato dalla Russia. La Russia si sta preparando a un esercizio militare su larga scala, denominato Zapad-21. Alcuni analisti temono che si tratti di un crescendo per dare il via a un’aggressione contro l’Ucraina, mentre il Cremlino nega qualsiasi intenzione bellicosa:
la Federazione russa muove le sue forze armate all’interno del proprio territorio a sua discrezione. Ciò non dovrebbe destare alcuna preoccupazione poiché non pone alcuna minaccia a nessuno.
È meglio lasciare l’analisi degli spostamenti delle truppe nelle mani degli analisti militari; tuttavia, l’analisi della disinformazione sull’Ucraina delle ultime settimane fa scorgere il dispiegamento di uno schema interessante. Le persone deputate alla disinformazione targata Cremlino stanno accuratamente allestendo lo spazio dell’informazione:

-
Riprendiamoci il Donbas!
Margarita Simonyan, caporedattrice di RT e Sputnik, considera gli organi di informazione armi dello Stato russo finalizzate a innescare una guerra di informazioni. Il suo appello, che recita «riprendiamoci il Donbas», può essere visto come un primo passo verso la preparazione dello spazio dell’informazione. Porzioni di un paese limitrofo, riconosciute tali dalla Russia nell’ambito di accordi internazionali e bilaterali, sono definite «russe». Casi simili per l’anno 2021 sono disponibili qui e qui nella banca di EUvsDisinfo. La popolazione del Donbas è definita russa e, per questo, si trova ingiustamente assoggettata a un giogo straniero. La Russia è la loro vera «patria».
-
L’Ucraina si sta accingendo a compiere un genocidio!
L’ecosistema della disinformazione pro-Cremlino utilizza il termine «genocidio» in maniera piuttosto abbondante, e quasi mai tenendo conto della definizione riconosciuta a livello internazionale presente nell’articolo II della Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio, approvata nel 1948 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Pressoché qualsiasi misura adottata dal governo sovrano ucraino a tutela dell’ordine costituzionale potrebbe essere ritenuta «genocidio». Il politico russo ed ex portavoce della camera alta del Parlamento, Sergey Mironov, ha dichiarato, ad esempio, che la rimozione di un monumento bellico sovietico, avvenuta in Estonia nel 2007, ha costituito un «atto di genocidio contro la popolazione russa». Al momento, l’Ucraina sta perpetrando «atti di genocidio contro i compatrioti russi residenti in Ucraina», di cui è possibile trovare alcuni esempi qui e qui, spesso venendo ritratta come marionetta dell’Occidente. In meno di una settimana, troviamo dichiarazioni simili qui, provenienti direttamente dalla TV di Stato russa, o qui, sul sito web Ukraina.ru dell’agenzia di stampa di Stato, RIA Novosti, e qui, sull’emittente Sputnik di proprietà statale.
-
L’Ucraina sta organizzando un attacco contro il Donbas!
Ora, sembra che il termine «genocidio» sia impiegato dagli organi di disinformazione del Cremlino come sinonimo di «grande preoccupazione». L’utilizzo di termini più forti equivale a un attacco imminente. Gli organi di informazione statali russi e nazionalisti pullulano di dichiarazioni sull’Ucraina impegnata a predisporre un’operazione militare contro le zone facenti parte di tale paese, ma sotto controllo russo. Alcuni esempi sono presenti qui e qui. Di solito, l’Ucraina è descritta come spinta da forze esterne, ovvero da Stati Uniti, NATO e Turchia, a scontrarsi con la Russia. Gli organi di informazione nazionalisti condividono nei più minuziosi dettagli, sebbene affidandosi a fonti lacunose, i piani ucraini relativi a un attacco contro le «Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk»:
i paesi della NATO stanno facendo avanzare i veicoli militari verso l’Ucraina. Questa notizia è comparsa su Internet; gli utenti stanno condividendo fermi immagine raffiguranti il movimento di aerei da trasporto dai siti che seguono il traffico aereo. Secondo tali fonti, un aereo di trasporto tipo Lockheed Martin C 130J, appartenente all’aviazione statunitense, è decollato dalla base aerea Ramstein in Germania ed è atterrato in rotta a Siviglia, in Spagna, per fare rifornimento. In un secondo momento, un altro aereo da trasporto C-17 ha effettuato l’atterraggio a Kiev.
-
L’Ucraina sta bombardando villaggi e uccidendo bambini!
Le affermazioni false si stanno sempre più addentrando nei dettagli, rendendo più nitida la falsità dell’immagine. Le vittime della presunta aggressione ucraina non sono più riconducibili a un collettivo astratto composto da «cittadini russi nel Donbas», bensì a persone con tanto di nome, cognome ed età:
un assassinio cinico, premeditato, immotivato e orribile. Il 3 aprile, Vladik Dmitriev, dell’età di quattro anni, ha perso la vita colpito da un ordigno esplosivo improvvisato fissato a un drone. Vladik è corso fuori nel cortile con i suoi giocattoli per giocare, mentre sua nonna è rimasta indietro per indossare le scarpe. Ecco perché è ancora viva e ha potuto sentire l’esplosione.
L’unico aspetto su cui gli esperti si confrontano riguarda l’ordigno, al fine di stabilire se si trattasse effettivamente di una bomba artigianale o piuttosto di un vero e proprio pezzo d’artiglieria di manifattura occidentale.
Un bambino innocente, vittima della guerra. Una tragedia. Un crimine. Un resoconto dai toni fortemente emotivi è circolato sugli organi di informazione russi controllati dallo Stato ed è stato utilizzato dal portavoce del parlamento russo, il Duma, per richiedere lo svolgimento di un dibattito sull’esclusione dell’Ucraina dal Consiglio europeo.
I giornalisti russi e ucraini hanno condotto un’indagine sull’incidente, arrivando alla conclusione che questa tragedia non sia altro che un evento falso. Per il Cremlino e gli organi di informazione nazionalisti, i concetti di «vero» e «falso» non hanno a che fare con le circostanze oggettive di un’affermazione:
i liberali, che non credono alla tragedia che addita l’Ucraina come responsabile della morte di un bambino, non comprendono quanto sia pericolosa la situazione poiché essa sta «mettendo a punto l’agenda» sulla scia delle istruzioni impartite dalla NATO.
Tale approccio presenta somiglianze con la famigerata storia del «ragazzo crocifisso» diffusa dagli organi di informazione pro-Cremlino nel 2014 con l’obiettivo di instillare nel pubblico russo sentimenti di odio nei confronti dell’Ucraina e di giustificare la sua aggressione armata.
Il pubblico si sta preparando poco per volta. La popolazione del Donbas deve «rimpatriare in Russia». L’Ucraina sta violando i diritti dei cittadini russi che, per un destino crudele, risiedono in uno Stato straniero. L’Ucraina si sta macchiando del delitto di bambini; le figure dell’opposizione politica in Russia si schierano con la NATO. La Russia deve agire!
-
«Da questa mattina, risponderemo al fuoco»
A questo punto, gli organi di informazione pro-Cremlino hanno creato uno scenario in cui l’Ucraina svolge il ruolo dell’aggressore. Qualsiasi sorta di operazione sarà descritta come una misura difensiva o come una misura conforme alla responsabilità di proteggere. Un’azione militare è quindi giustificata con largo anticipo e allestita da una campagna di informazione attentamente studiata.
Non è possibile prevedere gli eventuali esiti delle attuali intimidazioni. Il crescendo militare è un dato di fatto, così come la campagna di disinformazione. Margarita Simonyan ripete la sua affermazione risalente a febbraio:
i cittadini russi, che vivono nel Donbas, devono vivere in Russia.
Questa volta, tuttavia, la sua affermazione non è stata oggetto di confutazione da parte dei portavoce del Cremlino.
