Modus Trollerandi Parte Sesta: Ridurre Allo Stremo
Come viene SOMMERSA la democrazia: sette trucchi da quattro soldi
In una serie di articoli, EUvsDisinfo svelerà alcuni dei trucchi da quattro soldi della retorica della disinformazione, e in che modo gli architetti della disinformazione riescano sistematicamente a mandare all’aria lo scambio di idee, ossia il cuore pulsante della democrazia, tramite una collezione di adeguate tattiche. I troll del Cremlino si assicurano di fare impantanare il discorso pubblico in una palude di contestazioni inutili. Un attivista svedese ha coniato il termine Modus Trollerandi per descrivere le modalità di rovinare il dibattito pubblico avvalendosi di trucchetti da quattro soldi. EUvsDisinfo ha ulteriormente elaborato tale concetto per dimostrare in che modo la democrazia viene SOMMERSA da una manipolazione nociva.
S: spaventapasseri:
attaccare opinioni o idee che il bersaglio di turno non ha mai esternato.
O: ode al benaltrismo:
allontanare il discorso dall’argomento principale.
M: mine:
usare un linguaggio aggressivo per scoraggiare l’opposizione.
M: motteggi:
adoperare il sarcasmo per sminuire l’opposizione.
E: echi di sfida:
a chi giova il Cui bono?
R: ridurre allo stremo:
tempestare l’opposizione di dettagli e particolari tecnici.
SA: sconfessare a oltranza:
negare categoricamente qualsiasi prova.
R di ridurre allo stremo:
Un modo efficiente di distruggere un dibattito consiste nella costante presentazione di dettagli tecnici, elementi di contesto provenienti da dichiarazioni passate e, in sostanza, nello sforzo di evitare la questione principale. L’espressione «fare il leone marino», apparsa in un fumetto del 2014, si riferisce al comportamento di un leone marino dalle maniere eccessivamente educate che si intromette nella conversazione, richiedendo spiegazioni a proposito di una dichiarazione esternata in precedenza. Lo scopo di tale tattica è conquistarsi il ruolo di assiduo ricercatore della verità.
Tale metodo è stato esposto in relazione all’atto di pirateria aerea commissionato dal presidente della Bielorussia, Alyaksandr Lukashenka. Gli organi di informazione pro-Cremlino l’hanno paragonato a un incidente verificatosi nel 2013, durante il quale le autorità statunitensi ordinarono l’atterraggio a Vienna di un aereo con a bordo il presidente boliviano, Evo Morales. In questo caso, non vi era traccia di false minacce bomba o di caccia incaricati dell’intercettamento del velivolo. L’incidente di Vienna è tuttora utilizzato come metro di confronto, ignorando tuttavia completamente le caratteristiche univoche dell’atto di Lukashenka. È possibile vederne alcuni esempi qui, qui e qui.
138 e oltre
Un’ulteriore strategia per ridurre allo stremo l’oppositore durante un dibattito è sommergere semplicemente lo spazio dell’informazione con versioni, teorie contrastanti e dettagli falsi. Ad esempio, il King’s College di Londra ha raccolto ben 138 resoconti distinti e contraddittori sull’avvelenamento di Skripal. Un metodo analogo riaffiora con il tentato assassinio di Navalny e l’abbattimento dell’aereo MH17: si tratta di nuove bugie e di nuovi tentativi di sviare l’attenzione… alla fine tutto ciò sfinisce, facendo prevalere la riluttanza a partecipare a un dibattito sulle questioni concrete.
È proprio qui che risiede l’obiettivo delle tattiche del Cremlino: meno si parla dei fatti relativi all’aereo MH17 e ai casi Skripal e Navalny, tanto di guadagnato per il Cremlino. Prima o poi, attacchi perpetui e rifiuti tenaci delle prove tangibili finiranno per scoraggiare le critiche.
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