La trasformazione della guerra in una crociata

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All’inizio del mese di maggio, la propaganda di stato russa è sintonizzata su due frequenze: raccogliere il sostegno per Putin in vista della sua nuova incoronazione il 7 maggio ed erodere le prospettive di pace e il sostegno all’Ucraina, soprattutto nelle società occidentali. Il volume è al massimo ovunque.

Le strade di Mosca vengono decorate con sempre più foto di Putin, immagini eroiche di soldati e striscioni che ricordano le battaglie degli anni ‘40. Al 7 maggio seguirà il 9 maggio, data della tradizionale celebrazione del giorno della vittoria, pietra miliare della moderna ragion d’essere russa.

Non si parli delle vittime

Ma in questi giorni c’è qualcosa di diverso. Le strade russe sono piene di immagini di Gesù Cristo, mentre è emersa la notizia che la marcia del Reggimento Immortale non avrà luogo. La marcia era originariamente un’iniziativa popolare in onore dei veterani deceduti, di cui il Cremlino si è appropriato. Queste marce del ‘Reggimento Immortale’ radunavano milioni di normali cittadini russi. Alla fine dello scorso decennio, erano diventate le più grandi manifestazioni pubbliche della storia recente della Russia, avvolte da un’atmosfera festosa.

Ora, considerato il notevole numero, benché mantenuto segreto, di vittime della guerra non dichiarata contro l’Ucraina, la cosiddetta “operazione militare speciale”, non è difficile immaginare il problema del Cremlino in termini di pubbliche relazioni, se i cittadini sostituissero le foto di orgogliosi veterani della Seconda Guerra Mondiale con quelle di un padre, un figlio o un fratello recentemente ucciso sul campo di battaglia in Ucraina.

Lo scorso anno, la marcia è stata annullata a metà aprile, sostituendola con un invito a partecipare a cortei virtuali online. Quest’anno, l’annullamento è stato giustificato con non meglio specificate “preoccupazioni per la sicurezza”. Un’oscura deputata della Duma, Yelena Tsunaeva, ha invece incoraggiato discretamente i cittadini a scegliere individualmente come onorare i veterani a partire dal 1° maggio, proseguendo in qualsiasi giorno, ovunque e in qualsiasi forma da loro gradita. Non esattamente un movimento di massa che dipinge immagini cariche della pomposità desiderata.

In piena crociata

Quest’anno l’accento è posto sul sacrificio, anche quello estremo, e sulla glorificazione della Madrepatria russa. In qualunque strada della Russia vi rechiate, avrete la certezza che Putin riceve la sua benedizione da Cristo. Gesù si è sacrificato per una nobile causa. Il messaggio promosso nei principali programmi della TV di Stato russa è che la vita ha uno scopo più alto, che va ben oltre il viverla semplicemente.

È facile prevedere che i discorsi ufficiali russi dei prossimi giorni enfatizzeranno la natura quasi sacra della contesa russa contro gli infedeli e conterranno robuste dosi di accuse contro ‘nazisti’ immaginari o contro la ‘giunta/il regime neonazista di Kiev’. In realtà, questi insulti sono solo sinonimi per chi ha visioni politiche opposte.

Demolire ogni speranza di pace

Gli organi di informazione statali russi e i megafoni filo-Cremlino hanno intensificato la loro campagna contro la conferenza di pace che si terrà il 15 e 16 giugno in Svizzera. Le parole sono diventate più dure rispetto alle settimane precedenti. Ora queste voci ridicolizzano e denigrano apertamente la conferenza. Secondo l’ambasciatore russo in Svizzera, la cui partecipazione avrebbe potuto essere giustificatamente prevista, [la conferenza] “si trasformerà in una campagna di pubbliche relazioni rumorosa ma vuota”.

Minare le elezioni europee

Le prossime elezioni del Parlamento europeo, che si terranno dal 6 al 9 giugno, vengono raramente trattate specificatamente dagli organi di informazione pro-Cremlino. Ma i commentatori si stanno sforzando di criticare il Parlamento, sostenendo che non rifletterebbe la volontà del popolo o si starebbe indebitamente intromettendo negli affari russi. Inoltre, diffamano le decisioni e le politiche dell’UE, in particolare le sanzioni dell’UE contro la Russia, considerandole economicamente irresponsabili.

Intanto, in Bielorussia, ci si prepara all’invasione dell’opposizione

Non possiamo fare a meno di notare la dottrina militare recentemente adottata dalle forze bielorusse. Parlando all’Assemblea popolare bielorussa il 25 aprile, Lukashenka ha affermato che i rappresentanti dell’opposizione bielorussa, che hanno lasciato il Paese, stanno progettando nientemeno che di impadronirsi del distretto di Kobrin, nella parte occidentale della Bielorussia, per poi consegnarlo alle truppe della NATO. Raggiungendo nuovi picchi, gli organi di informazione statali russi e filo-Cremlino hanno ritrasmesso le affermazioni secondo cui d’ora in poi Minsk riterrà possibile l’uso di misure preventive per scoraggiare le aggressioni. Suona folle? Nel mondo di Lukashenka, questa fantasia richiede il dispiegamento di diversi battaglioni verso ovest.

In realtà, si tratta di un malinteso sulla sequenza degli eventi. Il discorso sul nucleare è stato tirato in ballo prima da Mosca. Tutto ciò è nettamente in contrasto con quanto accadeva nel periodo della Guerra Fredda, durante il quale tutti i leader sapevano dell’opzione nucleare, ma pochi ne parlavano. Farlo veniva considerato un comportamento imprudente e scorretto. Oggi, le frequenti citazioni della minaccia nucleare da parte di alti funzionari russi hanno l’effetto opposto a quello voluto da Mosca. Varsavia sta contemplando una difesa polacca più determinata, partendo da spese robuste per la difesa per arrivare a non cedere al ricatto nucleare.

La narrazione disinformativa delle “élite contro il popolo” è un classico del Cremlino. Si sta ripresentando per l’ennesima volta, ma vista attraverso il prisma sia della recente elezione di Putin, che delle prossime elezioni del Parlamento europeo. Il copione del Cremlino per seminare sfiducia nelle società europee prevede affermazioni volte a trascinare nel fango le elezioni e l’intero modello liberale e democratico, in modo che l’opinione pubblica russa si accontenti della società nella quale vive, nonostante abbia poca voce in capitolo data la manipolazione delle “elezioni”.

Anche questo non è vero, nonostante le voci pro-Cremlino continuino a ripetere la menzogna e a travisare le citazioni. Ogni qualvolta si avvicinano colloqui di pace, Mosca urla che voleva la pace già da tempo. Ci si potrebbe chiedere: perché invadere se si desidera la pace? Ovviamente, i megafoni del Cremlino mirano a confondere le acque in vista sia del 9 maggio che della conferenza di pace del 15-16 giugno in Svizzera, come detto sopra. Basta prendersi la briga di verificare i fatti per avere chiaro quanto i colloqui di Istanbul della primavera del 2022 non si fossero neanche avvicinati al raggiungimento di un accordo di pace. Ma se non avete tempo per il fact-checking, lo abbiamo fatto noi per voi.

Proprio come abbiamo proceduto al fact-checking e al debunking degli oltre 17.000 ulteriori esempi di disinformazione e manipolazione pro-Cremlino che potete trovare nel nostro database. Questa ricca collezione ne fa il più grande database del suo genere, strutturato e disponibile al pubblico di tutto il mondo.

 

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I casi presenti nella banca dati di EUvsDisinfo si concentrano sui messaggi nello spazio informativo internazionale nei quali è stata individuata una rappresentazione parziale, distorta o falsa della realtà, nonché la diffusione di messaggi pro-Cremlino. Ciò non implica necessariamente che un determinato canale sia collegato al Cremlino o sia editorialmente pro-Cremlino, oppure che abbia intenzionalmente cercato di disinformare. Le pubblicazioni di EUvsDisinfo non rappresentano la posizione ufficiale dell’UE, poiché le informazioni e le opinioni espresse si basano sui resoconti dei media e sull’analisi della task force East Stratcom.

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