Il primo anno di prigionia di Navalny

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Con l’avvicinarsi del primo anniversario dell’arresto e del processo politicamente motivato a carico del leader russo dell’opposizione e attivista anti-corruzione, Alexei Navalny, passiamo in rassegna alcune delle più stravaganti dichiarazioni presentate nei suoi confronti da parte delle autorità russe e degli attori della disinformazione pro-Cremlino.

Qual è il messaggio trasmesso sul caso Navalny alla società russa e al pubblico internazionale?

I resoconti principali

I resoconti di disinformazione pro-Cremlino predominanti che prendono di mira Navalny in seguito al tentativo di assassinio con l’agente nervino del gruppo Novichok si concentrano su tre aspetti legati alla figura di Navalny: l’attivismo politico, l’attività di lotta alla corruzione e l’avvelenamento stesso.

Le dichiarazioni relative a queste tre categorie tentano di raffigurarlo non tanto come un esponente russo dell’opposizione, ma piuttosto come un vero e proprio furfante agli ordini e sul libro paga dell’Occidente, o quantomeno come una pedina inconsapevole e ingenua imbrigliata nei complotti stranieri contro la Russia.

Nella gran parte dei casi, questo ritratto si basa su legami politici infondati tra l’avvelenamento di Navalny ed eventi privi di correlazione. Trascorse due settimane dall’incidente del 20 agosto, o meglio dal «disturbo del metabolismo», come preferiscono definirlo i propagandisti russi, gli organi di informazione pro-Cremlino hanno sfornato così tante teorie complottistiche che è diventato difficile trovare un solo paese occidentale estraneo a una strategia anti-russa.

Come ci riferiscono, l’Occidente ha utilizzato l’avvelenamento come pretesto per imporre sanzioni alla Russia e accendere la miccia della russofobia, mentre l’avvelenamento di per sé non era altro che una provocazione dell’UE. In Germania, lo «Stato profondo», la clinica Charité e persino Angela Merkel erano accusati del tentativo di sabotare il gasdotto Nord Stream 2, di portare avanti un’«operazione speciale» contro Mosca e di dissuadere Putin dall’intervenire in Bielorussia. Sull’altra sponda dell’Atlantico, anche l’asse Washington-NATO sembrava dedito a sfruttare l’incidente per cancellare il gasdotto russo e per impedire la certificazione del vaccino russo Sputnik V.

La campagna di disinformazione funziona?

Sì, in una certa misura. Secondo un sondaggio dell’opinione pubblica condotto dall’autorevole istituto russo Levada a fine settembre 2020, il 30 % della popolazione russa ascriveva la colpa del tentato omicidio di Navalny a «Putin, al Cremlino, al governo» o a qualche altro ente statale russo, mente appena l’8 % affermava che fosse opera dell’Occidente. Meno di tre mesi dopo, il gruppo del 30 % era calato al 15 % e, invece, il gruppo dell’8 % era più che raddoppiato arrivando al 18 %. Inoltre, un incredibile 30 % delle persone intervistate era ora convinto che l’intera vicenda fosse una messa in scena.

La corruzione: una questione spinosa per gli informatori

La medesima strategia è stata adoperata per screditare l’ultima indagine anti-corruzione svolta da Navalny, ovvero il servizio su YouTube di circa due ore incentrato sul «palazzo» di Putin, una struttura sfarzosa e segreta in riva al mare rassomigliante a una fortezza, completa di una pista di hockey sotterranea, un locale notturno con un palcoscenico per la pole dance, scopini dorati per il WC e una serie di altri beni costati ai contribuenti russi, secondo quanto riferito, un paio di miliardi di dollari.

Le personalità televisive più profumatamente pagate della Russia non hanno perso tempo a mettere in relazione il servizio su YouTube con i presunti finanziatori di Navalny. Secondo Dmitry Kiselyev (annoverato nella lista delle sanzioni dell’UE), il copione del video denuncia di Navalny era stato scritto in inglese dai «servizi segreti della NATO» e solo in seguito tradotto in russo. Vladimir Soloviev, a sua volta, ha ipotizzato che l’unico motivo per cui l’Occidente aveva finto di avvelenare Navalny era farlo trasferire in Germania, dove avrebbe avuto a sua disposizione tutto il tempo e i mezzi possibili e immaginabili per produrre un film al fine di «innescare disordini e proteste di massa in Russia», e, in effetti, le proteste di massa sono scoppiate. Poiché il film che documentava l’immensa ricchezza e lo stile di vita opulento dell’élite politica russa ha velocemente guadagnato diversi milioni di visualizzazioni e, come risposta, decine di migliaia di persone si sono riversate nelle strade di Mosca nel gennaio e febbraio del 2021, molte delle quali brandendo scopini dorati per il WC in un gesto beffardo per deridere gli eccessi pacchiani e la corruzione dei funzionari.

No Putin, no Russia

Il processo farsa che ha relegato Navalny dietro le sbarre non aveva nulla a che spartire con i suoi presunti tentativi di intaccare la stabilità della Russia di Putin, che agli occhi del Cremlino ha quasi la stessa valenza della caduta della Russia. La causa contro Navalny si fondava su un cavillo tecnico artificioso concepito per trasformare la sua condanna sospesa di appropriazione indebita risalente al 2014 in una pena detentiva concreta.

Tra l’altro, lo stesso processo era stato ampiamente considerato politicamente motivato: nel 2017, la Corte europea dei diritti dell’uomo sentenziò che la condanna costituiva una violazione dei diritti di Navalny in virtù della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che la Russia aveva automaticamente sottoscritto in occasione della sua adesione al Consiglio d’Europa nel 1996.

Smart voting: l’applicazione da rimuovere assolutamente

Se le imputazioni del tribunale possono sembrare banali e facili da far valere nei tribunali politicizzati, il peso reale di Navalny è aumentato con la sua iniziativa di «smart voting» (voto intelligente), che ha fatto scendere i brividi lungo la schiena al partito di Putin, Russia Unita, dato che questa iniziativa intelligente per convincere le persone a votare alle elezioni della Duma del 2021, di carattere popolare e coordinato attraverso un’applicazione per cellulare, rischiava di mettere in ombra i burocrati del partito. La reazione del Cremlino non si è fatta attendere: esercitando le dovute pressioni sulle aziende tecnologiche che ospitavano l’applicazione ne ha caldeggiato la rimozione o la disabilitazione il giorno delle elezioni, e Apple e Google hanno obbedito, portando al blocco di Smart voting.

Il nuovo canale di Navalny

Dalla prigione, Navalny continua a tenersi in contatto con i suoi avvocati. Nel prossimo futuro, intende istituire un canale anti-disinformazione/anti-propaganda insieme al suo gruppo.

«Comunicare» con la società tramite condanne detentive

Le ulteriori accuse per aver fomentato disordini formulate contro Navalny mentre è in prigione rimarcano la natura onnipotente dello Stato russo nei confronti dei propri cittadini. La reclusione di Navalny assolve una duplice funzione: non rinchiude solo la più importante figura dell’opposizione della Russia per l’immediato futuro, ma alla luce della fragilità delle prove contro Navalny, trasmette un segnale chiaro alla già tormentata società civile russa e ai suoi sostenitori: se qualcuno deve essere rinchiuso, lo si può fare anche senza prove.

Questo messaggio alla società russa evoca la reclusione di oltre dieci anni di Mikhail Khodorkovsky negli anni 2000. In quel periodo, l’obiettivo era quello di limitare il ruolo politico della crescente comunità imprenditoriale e il messaggio era risuonato forte e chiaro: state alla larga dalla politica e dal potere.

Poiché il mondo imprenditoriale è ben sotto controllo, la reclusione di Navalny riguarda il ruolo dei partiti politici e della società civile sulla scena politica russa; tuttavia, il messaggio è lo stesso: obbedite o finirete in prigione.

L’Unione europea continua a condannare il procedimento giudiziario e il verdetto contro Navalny.

CLAUSOLA DI ESCLUSIONE DELLA RESPONSABILITÀ

I casi presenti nella banca dati di EUvsDisinfo si concentrano sui messaggi nello spazio informativo internazionale nei quali è stata individuata una rappresentazione parziale, distorta o falsa della realtà, nonché la diffusione di messaggi pro-Cremlino. Ciò non implica necessariamente che un determinato canale sia collegato al Cremlino o sia editorialmente pro-Cremlino, oppure che abbia intenzionalmente cercato di disinformare. Le pubblicazioni di EUvsDisinfo non rappresentano la posizione ufficiale dell’UE, poiché le informazioni e le opinioni espresse si basano sui resoconti dei media e sull’analisi della task force East Stratcom.

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