NARRAZIONI PRINCIPALI DELLA DISINFORMAZIONE PRO-CREMLINO: I «NAZISTI»
Una caratteristica distintiva della disinformazione pro-Cremlino è la sua ripetitività. Nonostante la mole di dichiarazioni oltraggiose esternate, spesso gli organi di informazione pro-Cremlino suonano come un disco rotto, attenendosi a una misera manciata di messaggi semplici mirati al pubblico in patria e internazionale. Ciò non è il frutto di uno sbaglio o di una svista, bensì di una strategia: la ripetizione, infatti, rende più credibili le menzogne. Gli organi di disinformazione pro-Cremlino riescono in questo intento dispiegando una serie di narrazioni ricorrenti che fungono da modello per storie specifiche.
Una narrazione consiste in un messaggio generale, comunicato tramite testi, immagini, metafore e altri espedienti. Le narrazioni permettono di trasmettere un messaggio, creano un’attesa e rendono attraenti le informazioni. EUvsDisinfo ha individuato un gruppo di cinque narrazioni predominanti impiegate dagli organi di disinformazione russi e pro-Cremlino, tra cui «Le élite contro il popolo», «I valori minacciati», «La sovranità perduta», «L’imminente collasso» e «L’ahahganda», che si riflettono nella comunicazione del Cremlino.
Tuttavia, il quadro della disinformazione pro-Cremlino non può dirsi completo senza tenere conto della narrazione a tema «nazisti» che riassume in un’unica parola la mitologia su cui si regge il regime del Cremlino.
Nazisti all’orizzonte a oriente, a occidente, ma soprattutto in Ucraina
È ormai da molti anni che gli organi di informazione russi controllati dallo Stato dichiarano che diversi Stati ed entità siano governati da nazisti o permeati da un’ideologia nazista. Nel loro gergo, i termini «nazista» e «fascista» sono diventati sinonimi. Dal 2015 la banca dati di EUvsDisinfo annovera numerosi esempi ben documentati, secondo cui: la Moldova è comandata da fascisti, così come i Paesi baltici e la Polonia. L’Europa «appoggia» il fascismo e il Parlamento europeo fa altrettanto. Durante il discorso tenuto a Vladivostok, a sei mesi dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, Putin ha persino insinuato che l’alto rappresentante per gli affari esteri dell’UE, Josep Borrell, «si sarebbe schierato con i fascisti se fosse vissuto negli anni trenta, dato che l’UE sostiene i fascisti a Kiev».
Eppure, dal punto di vista del Cremlino, l’Ucraina, un paese in cui milioni di persone persero la vita combattendo il nazismo durante la Seconda guerra mondiale, dove l’ideologia nazista è vietata e che è attualmente governato dal nipote di un superstite dell’Olocausto, è indubbiamente il paese più «nazista». La banca dati di EUvsDisinfo contiene quasi 500 esempi di dichiarazioni della disinformazione pro-Cremlino relative all’«Ucraina nazista/fascista». Tale assunto si conferma un pilastro della propaganda del Cremlino dai tempi delle proteste dell’Euromaidan verificatesi negli anni 2013-2014, quando il Cremlino tentò di screditare le manifestazioni pro-europeiste di Kiev e, di conseguenza, la più netta rotta occidentalista della politica estera ucraina, bollandole come un «colpo di Stato di stampo nazista».
Ciò è dovuto al fatto che nel lessico cremliniano, i termini «nazisti» e «nazismo» non possiedono alcun nesso con la storia effettiva o l’ideologia del nazionalsocialismo o del fascismo, né con le declinazioni contemporanee delle idee della frangia di estrema destra, poiché qualunque entità ritenuta ostile alla Russia o all’idea del «Russkiy Mir», ossia un progetto geopolitico volto a riunificare il mondo di lingua russa sotto l’egida del Cremlino, è etichettata come «nazista»: in primis l’Ucraina.
Glissare sulla storia e celare i contatti nazisti
La forza della narrazione relativa ai «nazisti» preparata per il pubblico russo non è certo casuale, ma un frutto coltivato con cura nel corso degli anni dal Cremlino. Ai suoi occhi, infatti, la storia non è qualcosa da ricordare e studiare, ma da gestire. È proprio così che la memoria storica è stata trasformata in uno strumento per realizzare le ambizioni geopolitiche del Cremlino.
Per anni, gli organi di informazione russi controllati dallo Stato, affiancati dai politici, a partire da Putin stesso fino all’ormai defunto estremista di destra Vladimir Žirinovskij, hanno insistito nel ribadire che solo l’Unione sovietica ha concretamente lottato contro il regime di Hitler. Tutti gli altri paesi occidentali non hanno contribuito in maniera efficace, facendo invece largo a Hitler. La mossa di sferrare accuse intrise di connotazioni storiche contro l’Occidente, ha permesso alla Russia di rendere la storia un’arma, una trasformazione attuata anche nell’ambito dei suoi organi di informazione, nonché dell’energia, delle esportazioni di prodotti alimentari e, in generale, del commercio.
Si dimostra difficile capire come tale percezione distorta della storia possa conciliarsi con il fatto che l’Unione sovietica e la Germania nazista avessero in essere un patto di non aggressione, ossia il patto Molotov-Ribbentrop, accompagnato da protocolli segreti e notevoli scambi commerciali dall’agosto del 1939 fino al luglio del 1941. Come documentato dallo storico Roger Moorhouse, ciò corrisponde a un terzo della durata della Seconda guerra mondiale, nel corso della quale il regime nazista di Hitler aveva carta bianca e costruì le sua macchina da guerra grazie alle importazioni sovietiche. L’Unione sovietica contribuì in maniera importante all’addestramento della moderna macchina da guerra di Hitler, mettendo a disposizione della Germania nazista risorse essenziali e carburante.
Ciononostante, evidenziare l’esistenza di questi fatti, per non parlare delle atrocità commesse dall’Armata rossa, compresa l’occupazione di vaste porzioni dell’Europa, equivale a un tabù in Russia, dove da diversi anni è considerato un reato penale cimentarsi in quello che viene definito il «macchiare la reputazione delle eroiche azioni compiute dall’Armata rossa nel periodo 1941-1945». Dal 2021, inoltre, rientra tra i reati l’«insultare i veterani di guerra». Memorial International, un’ONG che ha documentato la repressione e le violazioni dei diritti umani durante il regime di Stalin, è stata vittima di attacchi per anni e si è infine sciolta appena poche settimane prima dell’invasione russa dell’Ucraina.
Il Cremlino ha messo a tacere la ricerca fondamentale da parte degli storici e soffocato ogni tipo di dibattito libero. Detenendo carta bianca per manipolare e strumentalizzare la memoria storica, il Cremlino ha attizzato e si è appropriato dei sentimenti di eroismo e orgoglio nazionale allo scopo di ritrarre se stesso come l’unica forza di resistenza contro il nazismo presente, passata e futura. Da tutto ciò, il Cremlino continua a trarre la sua legittimazione in Russia, alimentando le sue ambizioni neo-imperialiste all’estero. L’invasione dell’Ucraina, che Putin ha tentato sfacciatamente di giustificare come un’opera di «denazificazione» ne rappresenta un esempio eclatante.
Il presente: l’urlo di battaglia anti-nazista riecheggia ovunque
Il Cremlino si è avvalso della «lotta al nazismo» quale urlo di battaglia in Ucraina, trascinando con sé conseguenze raccapriccianti. Nei mesi antecedenti all’invasione, gli organi di informazione russi controllati dallo Stato si sono lanciati in un lavoro frenetico al fine di dipingere l’Ucraina come uno «Stato nazista».

Il volume di menzioni della parola «nazista» negli organi di informazione russi controllati dallo Stato, in quelli pro-Cremlino affiliati allo Stato russo e nei profili diplomatici russi ufficiali su Twitter a tema Ucraina (in data 22 febbraio 2022). Alla vigilia dell’invasione, gli stessi organi si sono impegnati duramente per descrivere l’Ucraina come uno «Stato nazista».Tutto ciò ha costituito un segnale per affiliati e sottoposti che, da quel momento in poi, ogni mezzo sarebbe stato autorizzato, poiché avrebbe corroborato la vittoria definitiva sul «nazismo», stavolta in Ucraina. È proprio così che i propagandisti del Cremlino hanno tentato di giustificare le atrocità compiute dai russi in Ucraina, che non erano in grado di negare, compreso il bombardamento di un reparto maternità a Mariupol. Si tratta di una giustificazione che molto probabilmente spunterà nuovamente, di pari passo con la scoperta del quadro completo delle atrocità commesse sotto il controllo russo nella regione di Kharkiv.
Il nazismo come strumento di disumanizzazione della popolazione ucraina
Risulta già alquanto negativo trasformare in arma la storia, ma il Cremlino si è spinto oltre: la narrazione sui «nazisti» è stata sfruttata allo scopo di disumanizzare la popolazione ucraina. La retorica basata sull’incitamento al genocidio nei confronti di qualunque tratto distintivamente ucraino è stata catapultata dal dietro le quinte al palcoscenico principale, ovvero, all’agenzia di stampa controllata dallo Stato, RIA Novosti, e il suo effetto si è manifestato nella maggiore crudeltà sul campo di battaglia e contro i civili.
L’assenza di vittorie sul campo ha costretto il Cremlino e la sua schiera di propagandisti a reclamare non solo l’eliminazione della «giunta nazista» stanziata a Kiev, ma anche la «denazificazione» su larga scala dell’Ucraina, vale a dire un’operazione che richiederebbe generazioni per essere portata a termine. In un batter d’occhio, il Cremlino ha allargato la cerchia dei «nazisti» dalle autorità ucraine all’intera popolazione e a chiunque si azzardi a sostenere l’Ucraina. Mentre l’Ucraina continua a liberare i territori occupati, la retorica sul fronte russo prosegue a intensificarsi, toccando vette sempre più estreme. Negli ultimi giorni, alcune voci di spicco russe hanno invocato di obbligare 20 milioni di ucraini ad abbandonare le proprie case, di distruggere una dopo l’altra le regioni ucraine, nonché infrastrutture civili e critiche, suggerendo inoltre che le leggi in materia di conflitti armati sono mere raccomandazioni e non dovrebbero limitare l’affermarsi di una guerra totale.
Potrebbe mai esistere un mondo senza i nazisti?
Potrebbe mai esserci un mondo, un’Ucraina, nel quale il Cremlino e i vertici della Russia si ESIMONO dal definire nazisti i leader ucraini?
Questa domanda è rilevante alla luce dell’attuale forte dibattito all’interno della Russia, persino tra le sfere del potere, in merito alle sconfitte delle forze armate russe nei dintorni di Kharkiv e Kherson. Una manciata di voci, autorizzata a parlare sull’emittente televisiva principale affiliata al Cremlino ha iniziato a domandarsi se sia producente continuare a negare l’esistenza della popolazione ucraina in quanto persone e nazione, poiché ciò potrebbe rivelarsi controproducente. Tuttavia, la maggioranza, Putin incluso, insiste nell’affibbiare l’etichetta di nazista a chiunque, almeno per ora.
È possibile seguirne la scia in un nostro articolo del 2017: «Stormi di nazisti a est, a ovest e sopra il nido del cuculo» e in una panoramica incentrata sui tentativi di revisionismo storico del Cremlino: All’ombra della storia rivisitata.