Georgia: La resilienza in azione
La reazione della macchina di disinformazione pro-Cremlino alla discesa in piazza dei manifestanti a Tbilisi, prima nel marzo 2023 e poi ancora nell’aprile 2024, per esprimere l’opposizione al progetto di legge sugli agenti stranieri che si sta facendo strada in parlamento, poi rinominato progetto di legge sulla trasparenza dell’influenza straniera e subito soprannominato “legge russa”, è stata tanto rapida quanto prevedibile: l’Occidente sta cercando di istigare i disordini e provare una “rivoluzione colorata” in Georgia, proprio come in Ucraina nel 2014.
Secondo le voci filo-Cremlino, le organizzazioni non governative in Georgia, ovvero proprio i gruppi che la nuova legge intende regolamentare, sono uno strumento chiave in questo presunto schema occidentale per il cambio di regime in Georgia. Volendo credere a questa disinformazione, questi attivisti locali hanno sfruttato i fondi occidentali per pianificare una rivoluzione, secondo un copione “hollywoodiano” mirato a rovesciare il governo e fomentare l’isteria anti-russa in base all’affermazione che la nuova legge sugli agenti stranieri fosse ispirata alla legislazione russa.
Due pesi e due misure?
In risposta alla diffusa insoddisfazione per il progetto di legge e l’apparente allontanamento del paese dal percorso verso l’Unione Europea da questo rappresentato, i legislatori della coalizione Sogno Georgiano al governo sono intervenuti sui media per negare che la legge avesse a che fare con la Russia e affermare che leggi analoghe fossero state emanate o in preparazione in diversi Stati membri dell’Unione Europea e in Canada, citando inoltre il FARA (Foreign Agents Registration Act) negli Stati Uniti.
“La gente si sta convincendo che il progetto di legge sia mirato ai partner occidentali e che la Georgia non sarà quindi in grado di entrare nell’Unione Europea una volta adottatolo”, ha affermato un deputato di Sogno Georgiano. “Si tratta di un’assurdità totale. La trasparenza e la rendicontazione sono tra i valori più importanti per l’Europa, e questo progetto di legge è mirato anche a questo”.
Tuttavia, il mese scorso, una dichiarazione congiunta dell’Alto Rappresentante Josep Borrell e del Commissario europeo per l’Allargamento e le Politiche di vicinato Olivér Várhelyi ha ammonito che “questa legge non è in linea con le norme e i valori fondanti dell’UE” e che “la sua adozione definitiva potrebbe pregiudicare i progressi della Georgia nel suo percorso verso l’UE”. L’UE ha quindi chiesto alle autorità georgiane di ritirare la legge dalla procedura parlamentare.
Questo, a sua volta, ha scatenato l’accusa di applicare due pesi e due misure. “Stanno cercando di costringerci a non adottare una legge identica a quella il cui iter legislativo è stato avviato dall’Unione Europea”, ha affermato un legislatore. Un altro deputato ha descritto la richiesta di ritiro da parte dell’UE come “un’ulteriore manifestazione dei due pesi e due misure applicati dalla burocrazia europea, che, data la cooperazione reciproca, considero inaccettabile”.
In realtà, non si stanno affatto applicando “due pesi e due misure”, poiché, a differenza della legge sugli “agenti stranieri” della Georgia, la proposta Direttiva UE sulla Trasparenza della Rappresentanza di interessi sostiene gli sforzi mirati a contrastare la disinformazione e le interferenze straniere, soprattutto da parte di Paesi non democratici, e non intende stigmatizzare né discriminare entità specifiche per aver ricevuto finanziamenti stranieri, rivolgendosi invece alle attività di lobbying.
Le accuse retoriche di “due pesi e due misure” provengono direttamente dal manuale sulla disinformazione del Cremlino, già utilizzato in passato per cercare di legittimare l’annessione illegale della Crimea, accusare l’Unione Europea di maltrattare i “giornalisti” russi o giustificare le intimidazioni nucleari del Cremlino, solo per citare alcuni esempi. Non lasciatevi ingannare da queste tattiche manipolatorie. Sono solo tentativi distrarre il pubblico e liquidarne qualsiasi legittima preoccupazione.
“Un complotto per trascinare in guerra la Georgia”
Gli organi d’informazione filo-Cremlino si sono impegnati in grandi manovre per lanciare accuse stravaganti contro l’UE e “l’Occidente” più in generale. Uno di questi ha commentato: “In caso di mancata adozione di questa legge, la Georgia non sarà in grado di evitare destabilizzazioni, violenti cambi di governo e, quindi, il coinvolgimento della Georgia nell’attuale guerra in Ucraina”. Ancora una volta, tali accuse cospiratorie non sono che una variante della narrazione di disinformazione pro-Cremlino, che accusa l’Occidente di “destabilizzare la regione” e di sfruttare la paura della guerra della gente.
Questi moniti apocalittici non sembrano aver avuto grandi effetti sul popolo georgiano. Le decine di migliaia di persone scese in piazza per settimane per esprimere la loro disapprovazione nei confronti della proposta di legge, che potrebbe pregiudicare le attività delle entità di controllo locali in vista delle prossime elezioni parlamentari di ottobre, evidenziano come il popolo georgiano veda queste affermazioni per quello che sono: argomenti di discussione ben predisposti in stile russo.
In effetti, l’idea che “l’Occidente” – l’UE, la NATO, gli Stati Uniti, gli “anglosassoni” o l’Ucraina mirino ad aprire un secondo fronte contro la Russia nel Caucaso meridionale non è una novità. Avevamo già documentato tali infondate accuse di interferenze occidentali, nonché presunti disegni di trascinare la Georgia in una guerra con la Russia e falsi appelli alla sovranità georgiana, venuti fuori anche nella primavera del 2023, la precedente occasione in cui il Parlamento georgiano aveva cercato di far passare la controversa legge. In effetti, ogni volta che hanno necessità di screditare la democrazia e le azioni legittime della società civile, i megafoni pro-Cremlino iniziano a spingere l’idea che “l’Occidente” stia fomentando “rivoluzioni colorate” ai confini con la Russia con l’aiuto di ONG finanziate dall’Occidente stesso, al fine di accerchiare Mosca.
Una legge controversa
I manifestanti, così come molti altri critici, sostengono che la legge georgiana rispecchi una legge del 2012 in Russia, utilizzata per reprimere il dissenso e i gruppi della società civile e i media e che potrebbe essere applicata per limitare la libertà di espressione e associazione. La legge potrebbe inoltre pregiudicare le riforme democratiche la cui implementazione è richiesta alla Georgia per entrare nell’Unione Europea.
Nel 2023, un’analoga ondata di proteste contro un precedente tentativo di approvazione del disegno di legge portò al suo ritiro. È stata ora riproposta dal governo georgiano, scatenando l’attuale ondata di proteste.
Essa sembra essere profondamente impopolare tra molti cittadini georgiani e questa volta le proteste sono state sostenute da una coalizione di partiti dell’opposizione georgiana, oltre che da organizzazioni della società civile e dai media. Decine di migliaia di persone di tutti i ceti sociali e di generazioni diverse, inclusi molti giovani, si sono unite alle proteste nel corso delle ultime settimane e sono state accolte da un’escalation di violenza da parte della polizia.
La coercizione dei manifestanti ha assunto anche forme di intimidazione più subdole. Per esempio, i leader di spicco delle organizzazioni riconosciute della società civile georgiana e i veterani del giornalismo investigativo sono stati presi di mira da una campagna di intimidazione coordinata che ha vandalizzato i loro uffici con manifesti diffamatori, facendoli passare per “agenti stranieri”. Moltissimi cittadini georgiani hanno ricevuto telefonate minacciose da numeri dubbi registrati sia a livello nazionale che all’estero. Le recenti tattiche di intimidazione durante le manifestazioni, durante le quali i più attivi vengono trascinati all’interno di gruppi di poliziotti e picchiati duramente, sono sempre più diffuse.
Resistere all’intimidazione
La resilienza della società civile è manifestata dal fatto che il popolo georgiano non sia stato ingannato dall’assalto della disinformazione pro-Cremlino che lo ha preso di mira, né intimorito dalla repressione delle proteste da parte delle autorità. all’atto pratico, la resilienza alla disinformazione e alla manipolazione delle informazioni è questa.