La fabbrica dei capri espiatori: L’infinito gioco delle colpe del Cremlino
Non passa giorno senza che i telecronisti del Cremlino trovino un altro capro espiatorio per spiegare le tragedie provocate dalla Russia stessa.
Gli sforzi incessanti del Cremlino per manipolare i racconti e allontanare le colpe continuano come al solito. I fautori della disinformazione pro-Cremlino hanno rapidamente diffuso false dichiarazioni che incolpano i servizi segreti ucraini e la NATO degli attacchi terroristici in Daghestan, confondendoli con Sebastopoli per rafforzare la cantilena che dipinge l’Ucraina e l’Occidente come aggressori.
Il Cremlino ha intensificato i tentativi per bloccare l’accesso al giornalismo occidentale di qualità, per impedire ai cittadini russi di comprendere meglio i fallimenti del regime su tutti i fronti.
I propagandisti pro-Cremlino hanno inoltre tentato di minare il Vertice sulla pace in Ucraina e di sfruttare a proprio vantaggio il racconto della pace, cercando di ingannare il pubblico, sia in patria sia all’estero, sulla triste realtà economica della Russia a causa delle sanzioni occidentali.
Sanzioni: non che ci diano fastidio, ma è possibile cortesemente eliminarle
L’ecosistema di manipolazione delle informazioni e disinformazione pro-Cremlino ha coperto attivamente la recente adozione del 14° pacchetto di sanzioni dell’UE contro la Russia. Il pacchetto comprende anche altri propagandisti e portavoce pro-Cremlino sanzionati, vale a dire le storiche testate di disinformazione russa Rossiyskaya Gazeta, RIA Novosti, Izvestia, nonché la più ingannevolmente denominata Voice of Europe.
Prevedibilmente, i propagandisti pro-Cremlino hanno riciclato racconti già noti sulle sanzioni, ad esempio sostenendo che l’UE si sta facendo del male da sola con le sanzioni e affermando che le sanzioni non avranno impatti negativi sull’economia russa.
Tutte queste affermazioni sono prive di fondamento, ne abbiamo parlato numerose volte, tra cui qui. Abbiamo inoltre dato un’occhiata più approfondita ai racconti manipolativi del Cremlino per squarciare il velo sullo stato reale dell’economia russa e sull’impatto delle sanzioni occidentali in questa recente serie di infografiche.
Ancora una “verità” selettiva servita dal Cremlino
Come esempio di un’ulteriore deriva della Russia verso un unico spazio informativo di “verità” deciso dal Cremlino, e come atto di rappresaglia per aver tagliato l’accesso alla propaganda pro-Cremlino in Europa, la Russia ha bloccato l’accesso a 81 media europei..
Questa mossa del Cremlino è l’ennesimo attacco alla libertà di parola e alla pluralità dei media in Russia, di cui abbiamo parlato nella nostra serie “Un’altra giornata nera per i media e la libertà di parola in Russia”. Un altro colpo contro il giornalismo di qualità è stato sferrato: il reporter del Wall Street Journal Evan Gershkovich, detenuto 15 mesi fa, è stato processato a Mosca con l’accusa di “spionaggio” in un procedimento giudiziario di ispirazione sovietica.
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La pace, ma solo alle condizioni del Cremlino
Come abbiamo riportato (vedere qui e per approfondire qui), la Russia ha dedicato una notevole attenzione al Vertice sulla pace in Ucraina, organizzato dalla Svizzera a Bürgenstock il 15-16 giugno, con l’obiettivo di liquidarlo come privo di significato e sminuirne l’importanza.
Ben prima del Vertice, il Cremlino ha preparato lo spazio informativo segnalando la presunta apertura della Russia a una soluzione pacifica, alimentando il racconto di disinformazione secondo cui è in realtà la Russia a lottare per la pace in Ucraina e che il conflitto terminerebbe se l’Ucraina si arrendesse.
Questo racconto comprendeva, seguendo la tattica del Cremlino di fare da capro espiatorio, la falsa rappresentazione dell’Ucraina come aggressore e l’inquadramento del sostegno occidentale all’Ucraina come la vera causa dell’aggressione militare russa all’Ucraina.
Un perdente arrabbiato
Durante e dopo il Vertice, il Cremlino ha intensificato i suoi sforzi, sostenendo che l’evento è stato insignificante senza la Russia, un mero complotto occidentale per inasprire la guerra e uno spreco di risorse. L’ecosistema pro-Cremlino, supportato dallo stesso Putin che ha lanciato un ultimatum lievemente velato, ha tentato di rafforzare l’idea che l’accettazione delle conquiste territoriali russe fosse essenziale per la pace, che è stata prontamente respinta.
Nonostante queste tattiche di disinformazione e di bullismo, il Vertice ha visto una significativa partecipazione internazionale e ha emesso un comunicato congiunto, che il Cremlino e il suo ecosistema di disinformazione hanno cercato di minimizzare, sostenendo che si sia trattato di una “disfatta”, o di un semplice “incontro occidentale”.

Altri rilevamenti di questa settimana, nel nostro radar di disinformazione:
- In un esempio puntuale di dito puntato del Cremlino, i fautori della disinformazione hanno rapidamente diffuso accuse infondate secondo le quali i servizi segreti ucraini e i Paesi della NATO sarebbero i mandanti degli attacchi terroristici in Daghestan. Queste false affermazioni fanno parte dei ricorrenti racconti pro-Cremlino che ritraggono l’Ucraina come un “regime terroristico” e accusano l’Occidente di “sostenere le organizzazioni terroristiche” in Medio Oriente. Inoltre, tali racconti attribuiscono la colpa delle vittime civili in Russia, a seguito dell’invasione dell’Ucraina, al sostegno dell’Occidente all’autodifesa dell’Ucraina. È importante ricordare che la disinformazione russa ha una storia di attribuzione a forze esterne degli attacchi terroristici in Russia e di presa di mira di comunità religiose. Questa tattica mira a deviare la responsabilità dal Cremlino, a nascondere le inadeguatezze dei servizi di sicurezza russi e a promuovere la sfiducia nei confronti dei Paesi occidentali e dell’Ucraina.
- All’indomani dell’attacco terroristico del Crocus City Hall, l’ecosistema di disinformazione pro-Cremlino ha cercato di capitalizzare la tragedia per fomentare atteggiamenti anti-ucraini e anti-occidentali in Kazakistan. Hanno diffuso false affermazioni secondo cui l’Occidente avrebbe avviato una campagna terroristica in Russia e in Asia centrale, con l’obiettivo di manipolare il sentimento dell’opinione pubblica e di allontanare ogni colpa dal Cremlino. Come al solito, non ci sono prove credibili a sostegno delle affermazioni sull’“interferenza occidentale” nel presunto complotto in Kazakistan o altrove. Questo racconto è una versione circoscritta di una ricorrente fantasia di disinformazione pro-Cremlino che suggerisce una politica occidentale di inscenare “rivoluzioni colorate” in tutto il mondo con l’obiettivo di “destabilizzare la Russia”. Racconti come questo sono un altro caso di proiezione, poiché le attività destabilizzanti della Russia in Europa e altrove sono fatti ben documentati.